Una goccia d’acqua nel cuore dell’Arena di Verona per dare inizio ai Giochi Paralimpici invernali il 6 marzo 2026. La memoria dell’acqua… la capacità dell’acqua di superare ostacoli e barriere… è come un lago pulsante di vita la coreografia che riassume il motto di questa edizione, la 50a : « It’s your vibe ».Il millenario scrigno rosato dell’Arena è stato reso ulteriormente più accessibile in vista di questo evento, che mette al centro anche il valore della « legacy », di ciò che i giochi lasceranno anche alle nuove generazioni. Una manifestazione che ha recuperato davvero l’irenico spirito olimpico originario, data l’attuale situazione in cui versa il mondo, sfregiato da conflitti aperti. Per questo il presidente del Comitato Paralimpico Internazionale, Andrew Parsons, cerca di smorzare i toni :
« Ai Paesi che sono conosciuti più per i nomi dei loro leader preferisco quelli conosciuti per i loro atleti. […] Lo sport offre un’altra prospettiva ».
Parsons ripercorre anche a ritroso la storia dei Giochi, che hanno avuto inizio grazie all’impegno di Ludwig Guttmann e del medico italiano Antonio Maglio. La vibrazione della musica diventa anche vibrazione che diffonde onde di energia : di qui il titolo della celebrazione, Life in motion.
« Lo spirito Paralimpico – nelle intenzioni del direttore artistico Alfredo Accattino e del direttore creativo Adriano Martell – è un’idea in movimento, che cambia, si evolve, contagia. È uno spirito ribelle ».
Le vibrazioni prendono corpo in una grande installazione dell’artista italiano Jago, Apparato circolatorio : la luce disegna cuori pulsanti mentre il count down, che introduce la bandiera italiana, prende forma attraverso la combinazione dei corpi degli atleti, che ricordano le lettere sinuose disegnate dal celebre disegnatore Erté, nel Novecento, assemblando corpi femminili con elementi floreali.
Il corpo si fa cifra, segno, testimonianza, che parla agli altri e parla di ciò che accomuna gli uomini. È il presidente di Fondazione Milano-Cortina, Giovanni Malagò, a sottolineare come i Giochi Paralimpici rappresentino un motore trasformativo della società : rendendo visibile il « limite », condizione che accomuna il genere umano, questi atleti ci proiettano verso una società più equa, più inclusiva, più attenta alle differenze.
La parata degli atleti delle varie delegazioni ha visto sfilare anche atleti russi, ucraini, israeliani e statunitensi, portando un messaggio di pace e di solidarietà dal mondo dello sport. Anche l’ingresso delle due mascotte, gli ermellini Tina e Milo, hanno offerto un momento di distensione e di tenerezza : in particolare, Milo è rappresentato come curioso, creativo e spesso intento a realizzare oggetti di legno. Nato senza la gamba destra, il personaggio usa la coda in sostituzione dell’arto. I due ermellini, scelti anche per la capacità di adattamento dell’animale, sono affiancati dai Flo, sei bucaneve che simboleggiano come l’umile aiuto del singolo faccia la forza del team. Le mascotte sono state ideate dagli studenti dell’Istituto comprensivo di Taverna in Calabria e sono il frutto di una selezione di oltre 1600 proposte.
Dichiara ufficialmente aperti i Giochi il saluto del capo dello Stato Mattarella, presente insieme ad altre figure istituzionali, come il primo ministro Meloni, il governatore del Veneto Stefani e l’ideatore dell’Olimpiade diffusa, Zaia.
La seconda fase della manifestazione è imperniata sulla parola-chiave « Spaces » : in linea con le più aggiornate normative in materia di disabilità, si pone l’accento sugli spazi, sugli ambienti, perché è la mancata organizzazione del setting a contribuire alla condizione di disabilità, non rendendo possibile l’espressione. Sul palco lo spazio si popola di coppie o gruppi che, muovendosi su pedane mobili e tappeti elastici, plasmano incredibili situazioni di equilibrio : il messaggio è che attraverso la cooperazione, l’interazione, è possibile generare armonia.
Ecco allora che si verifica anche quanto solitamente ci sembra precluso: corpi intrecciati, che sembrano bouquet ricoperti di brina visti attraverso un caleidoscopio, si sollevano da terra e fluttuano nell’aria, trascinando in volo anche un atleta in carrozzina.
Il volo è il vero filo conduttore della cerimonia : un volo non solo metaforico ma anche effettivo, grazie all’ingresso in Arena degli atleti dell’associazione « I Baroni rotti » piloti di aeromobili colpiti da disabilità fisica soprattutto a seguito di incidenti stradali, come affermano nel loro sito internet www.baronirotti.it :
« Con diversi specialisti di vario genere ci proponiamo di promuovere il volo non solo come attività ludica ma anche come percorso di crescita personale o come strumento per riconquistare la propria autostima. Siamo un gruppo di persone che hanno in comune la passione e l’esperienza del volo e la volontà di aiutare tutti quelli che in questo momento non riescono a spiccare il volo per i motivi più diversi. Siamo convinti insomma che se oggi noi aiutiamo qualcuno a volare domani magari qualcun altro aiuterà noi a volare ancora più in alto».
Dallo spazio ha portato un saluto e un augurio in Arena anche l’astronauta francese Sophia Adenot: un altro corpo fluttuante, questa volta, in assenza di gravità. Anche la musica, oltre a riservare sorprese con i Meduza, Stewart Copland, Dardust (il compositore autore della colonna sonora dei Giochi) e Miky Bionic, che supera ogni barriera fisica e mentale, mixando come dj con una protesi microelettrica, ha fatto letteralmente volare i sogni degli atleti culminando in “Volare” (Nel blu dipinto di blu) di Domenico Modugno, interpretata dalla cantante e atleta paralimpica medagliata Annalisa Minetti. Leonardo De Andreis, il giovane autore affetto da disabilità e autore del brano “Soltero”, impegnato in tour, ha trasmesso all’anfiteatro, in collegamento, la carica della sua energia. Iconicamente protagonista del video dedicato a una performance di Emilio Isgrò, è la parola “love”: nella città di Romeo e Giulietta non poteva mancare un forte richiamo al sentimento che può “cancellare la guerra”.
La costumista Silvia Ortombina ha creato costumi compositi, con frammenti ispirati a fogge rinascimentali, inserti di madreperla e fibre ottiche per esaltare diafane silhouette che ispirano capacità di autocontrollo e tenacia. La serata ha celebrato l’amore per ciò che non è necessariamente “normativo”, così come il sorriso della modella Carlotta Bertotti, ripresa mentre si strucca rivelando una sfumatura di nero che, come una mezzaluna, oscura metà del suo volto: il nevo di Ota. Il filo rosso dell’amore spinge a guardare al di là dei canoni e degli stereotipi, focalizzando il punto di vista sull’unicità di ogni individuo. Amore, che vuol dire anche accettazione di se stessi e capacità di impegnarsi con coraggio e determinazione per raggiungere i propri sogni, sfidando le leggi della fisica e quelle del pregiudizio. Si arriva così al penultimo tassello della manifestazione, la parola tematica “sharing”: di tedoforo in tedoforo, dopo essere approdata anche nella laguna di Venezia, la Fiamma olimpica ha acceso anche l’Arena di Verona.
L’ultima parola simbolo dell’evento è “together”: l’abilità dell’atleta paralimpico diventa strumento di condivisione e motivo di ispirazione per molte persone. Questo è infatti il messaggio consegnato dalle evoluzioni di Daniele Terenzi, il ballerino che, dopo un incidente, non solo si è rialzato, ma ha ripreso a volteggiare, spaziando tra classica, moderna e contemporanea, con una protesi transfemorale, testimonial anche dell’associazione Bionic People.
Ecco allora che l’ordito di luci dorate irradiate dal palco si trasforma in un una nube di pagliuzze dorate dove l’illusione cede il passo al sogno e il sogno diventa realtà.
«Non mettere limiti a nulla. Vedrai più sogni, più andrai lontano! »: questa la sfida che lancia al Destino il ballerino dal suo sito internet https://terenzi-daniele.it/ :«Ai ragazzi voglio raccontare la mia storia. L’intento è lanciare un messaggio positivo, donare un qualcosa: prima ballavo per me, adesso lo faccio per gli altri […] Voglio lanciare un messaggio d’inclusione per far capire come la passione possa trainare le persone». A chiudere la cerimonia è il ritorno dell’inno paralimpico: “Hymne de l’avenir”. Proprio l’attenzione verso il lascito di queste celebrazioni, ci porta ad ampliare lo sguardo sui luoghi che hanno visto il passaggio della Torcia paralimpica e soffermarci, a ritroso, nella laguna di Venezia. L’impegno per una società inclusiva viene rilanciato da un’ulteriore staffetta, letteraria, questa volta, che intende mettere al centro anche il valore della dignità delle persone affette da disabilità mentali: dopo le emozioni paralimpiche, si chiuderà un altro cerchio, quello di un percorso paesaggistico-letterario ispirato al romanzo di Sebastiano Vassalli “Marco e Mattio”.
Venerdì 15 maggio, sarà infatti posata accanto al monumento alla Follia a San Servolo l’ultima stele del sentiero, partito nel 2025 in Val di Zoldo da un’idea del dott. Angelo Santin. Una tematica cruciale nel romanzo, come ha evidenziato Paola Todeschino Vassalli, la vedova dello scrittore, in una nostra recente intervista (cfr. in questo sito l’articolo Un nuovo sentiero inaugurato in Val di Zoldo:
«Quella misteriosa luce che solo qui, tra le Dolomiti, è dato di vedere» [Sebastiano Vassalli, Marco e Mattio]) : «Il fatto che il romanzo sia dedicato “Ai matti” è una dichiarazione di attenzione alla dignità delle persone emarginate dalla società. Sicuramente il caso di Mattio è sempre attuale. Non sono immaginabili le condizioni in cui vivevano gli alienati nel manicomio dell’isola di San Servolo a Venezia, così come quelle di tutte le persone segregate negli istituti, prima della legge Basaglia. Se oggi le cose sono cambiate (non completamente), è comunque assai necessario educare continuamente alla sensibilità nei confronti del “diverso”, del debole, di chi non ha voce. Penso alla condizione di chi soffre di disagio psichico, di declino cognitivo, di demenza e alla assoluta necessità di perseverare nella formazione e nell’aiuto di chi gli opera accanto per esaltare il valore terapeutico della relazione».
L’evento sarà inserito nell’ambito del ventennale dalla fondazione del museo di San Servolo « La follia reclusa ». Le parole d’ordine delle Paralimpiadi 2026, Life in motion, protendono il testimone di una staffetta ideale e di una fiaccola di speranza, quella portata da Bebe Vio durante la cerimonia, sui passi del protagonista Mattio, che vide sprofondare il candore della sua vita nel delirio :
« Durante il giorno, andava attorno come gli altri ricoverati, senza fare niente che desse luogo a particolari rilievi ; di notte dormiva oppure metteva il viso tra le sbarre della finestrella, e restava fisso per ore a guardare il cielo. C’era luna nuova, in quelle prime notti che Mattio trascorse a San Servolo, e nel buio della laguna anche Venezia – che ai tempi della Serenissima era piena di luci e di riflessi – era quasi buia ; ma le sue stelle, finché l’aria si mantenne limpida, erano poco meno fitte e luminose delle stelle di Zoldo e, raddoppiavano di numero specchiandosi nell’acqua. Un brulichio infinito, in cui il pensiero del ciabattino si smarriva ogni notte… »[1].
[1] Sebastiano Vassalli, Marco e Mattio, Milano, BUR, 2015, p. 356.
Silvia Ferrari
2 commenti su “Una fiaccola ideale dalle prime Paralimpiadi diffuse all’isola di San Servolo”
KLara
Specialmente in questo preciso momento storico la salute mentale è disturbata da guerre e nuove tecnologie che
specialmente nei giovani causa smarrimento
e isolamento sociale, la cultura, letteratura e
contatto con la natura, sono da considerare
attività fondamentali per la salute pubblica.
Molto interessante questo blog che richiama il libro di Marco e Mattio di Sebastiano Vassalli e il Percorso letterario paesaggistico, il tema in occasione delle paralimpiadi risulta ancora più attuale, in quanto le malattie mentali e psichiatrico sono un ombra invisibile nella società. Ma grazie all’ ideatore del progetto, l’attivista, divulgatore culturale e nostro illustre concittadino, Dr. Angelo Santin ci onora, ci arricchisce e ci valorizza, con la 13° stele nel parco del Museo dei matti a San Servolo a Venezia che ci unisce al mondo scientifico oltre che al mondo letterario e culturale.del Percorso Letterario , che collega Zoldo a Venezia. In un periodo storico segnato da guerre e da rapide trasformazioni tecnologiche, che spesso generano smarrimento soprattutto tra i giovani,
la cultura, la letteratura e il rapporto con la natura possono rappresentare un’ importante ancora di riferimento.
Specialmente in questo preciso momento storico la salute mentale è disturbata da guerre e nuove tecnologie che
specialmente nei giovani causa smarrimento
e isolamento sociale, la cultura, letteratura e
contatto con la natura, sono da considerare
attività fondamentali per la salute pubblica.
Molto interessante questo blog che richiama il libro di Marco e Mattio di Sebastiano Vassalli e il Percorso letterario paesaggistico, il tema in occasione delle paralimpiadi risulta ancora più attuale, in quanto le malattie mentali e psichiatrico sono un ombra invisibile nella società. Ma grazie all’ ideatore del progetto, l’attivista, divulgatore culturale e nostro illustre concittadino, Dr. Angelo Santin ci onora, ci arricchisce e ci valorizza, con la 13° stele nel parco del Museo dei matti a San Servolo a Venezia che ci unisce al mondo scientifico oltre che al mondo letterario e culturale.del Percorso Letterario , che collega Zoldo a Venezia. In un periodo storico segnato da guerre e da rapide trasformazioni tecnologiche, che spesso generano smarrimento soprattutto tra i giovani,
la cultura, la letteratura e il rapporto con la natura possono rappresentare un’ importante ancora di riferimento.