Sensa raïtz pas de flors
(Bernart de Ventadorn)

“Senza radici non ci sono fiori”: è il motto alla base della XVII edizione del “Premio Ostana. Scritture in lingue madre” che si è svolto il 27-28-29 giugno nel piccolo paese di montagna del Cuneese, all’ombra del Monviso. Proprio la valorizzazione delle radici occitane ha contribuito alla rinascita del borgo grazie alle iniziative del sindaco Giacomo Lombardo (anche presidente del comitato organizzatore del festival) che, negli anni, ha precorso e attuato con lungimiranza le linee guida oggi tracciate dal manifesto per “La montagna che vogliamo” di Marco Albino Ferrari: una semplificazione burocratica ad hoc per i territori montani, il ripristino di servizi essenziali (culturali, educativi e commerciali), una ristrutturazione rispettosa dei materiali costruttivi locali e sostenibili (legno e pietra), un albergo diffuso.

Il motto di quest’anno sembra rispecchiare il cammino di rinascita della comunità, richiamando artisti da ogni angolo del mondo. Il ritornello della canzone del trovatore del XII secolo è anche un richiamo alle origini canore della letteratura italiana: come osserva Flavio Giacchero nella sua premessa all’antologia del Premio,
È nella letteratura occitana che nasce la prima scuola poetica in volgare nella storia letteraria dell’Europa moderna, in cui prende forma una nuova visione estetica e filosofica, la fin’amor, che la tradizione letteraria riporterà come amor cortese”1.
Il concetto di traduzione è stato al centro della kermesse e, in particolare, dell’intervento dell’irlandese Éamon Ó Ciosáin, che ha contribuito a sensibilizzare il pubblico verso la letteratura gaelica, anche gettando un ponte tra le due sponde del Mare del Nord, lavorando in un costante andirivieni tra letteratura irlandese e letteratura bretone (da cui anche la collaborazione al Dizionario irlandese-bretone di Loeiz Andouard del 1987).

Affascinato dalle vicende delle migrazioni irlandesi in Bretagna nel corso del XVII e XVIII secolo, Éamon Ó Ciosáin è attivo sia nella ricerca sia in campo divulgativo con la partecipazione al Franco-Irish Literacy Festival di Dublino e allo spettacolo musicale Les Irlandais en Bretagne. Dice di aver attinto dal francese lo spirito critico e l’amore per i modi di dire. Fondatore della radio in lingua irlandese Na Life nel 1993, ha combattuto per vincere l’ostilità delle politiche linguistiche dei rispettivi Paesi e per sradicare il senso di reticenza dei locutori nativi in Bretagna negli anni Ottanta. Al festival di Ostana ha portato anche la musica di un flauto con un’area gaelica per introdurre un poema di Liam Ó Murthile (1950-2018) ispirato a una leggenda di pescatori e a figure del folclore simili alle sirene, i Puca. La melodia, così come il ritmo delle parole, hanno riprodotto l’andamento circolare del moto ondoso:
Caoineadh na Bpúcaí
Sí suaill na mara ón ngaoith id cheol
a bholgann le pabhar na bpúcaí ár seol
Le gach ólaí a rabhlálann dínn
scúnn na cuilithíní an craiceann dínn
An ghileacht draíochta is í ag méarnáil
oíche ré láin is tú ag turnáil
Idir do lámha easnaíocha an bhosca
Ar na cnaipí do mhéireanna ag floscadh
Traduzione dall’inglese a cura di Teresa Geninatti Chiolero
Il lamento dei Púca
La tua musica è un’onda marina, un vento
che gonfia le nostre vele con il potere dei púca.
A ogni rollio che si infrange
i mulinelli ci strappano la pelle.
In uno scintillio magico e fosforescente
ti destreggi in una notte di luna piena.
Tra le tue mani le pieghe della fisarmonica
le tue dita corrono sui bottoni2.
Insignito nel 2024 dell’Ordine dell’Ermellino per il suo ruolo attivo nella promozione del bretone e della Bretagna, Éamon Ó Ciosáin quest’anno a Ostana ha ricevuto il premio per la traduzione. “La traduzione è sempre un altro testo, che deve rispondere alle contraintes della lingua d’arrivo” ha osservato durante il suo intervento. L’I.A. non rappresenta davvero un limite per i traduttori perché, a suo avviso, restano di competenza della creatività del traduttore sia gli aspetti poetici dei testi sia alcuni contesti scientifici. Riferendosi a un concetto irlandese, quello di “meitheal”, la cooperazione comunitaria, mette in luce l’importanza del lavoro d’équipe: secondo la visione irlandese, se si coopera si è più forti.
Un ponte tra Italia e Francia è stato gettato, invece, dalla poetessa Estelle Ceccarini, che riassume in sé un’esperienza e una sensibilità plurilingui, in particolare tra italiano, francese, provenzale e, più specificatamente, occitano. Attraverso le sue parole, declinate nelle varie parlate, rifrange i paesaggi della Camargue e ne ritrae gli emblemi, come la libertà incarnata dai cavalli e dal mistral, restituendone tutto il fascino della natura selvaggia.

Autrice di saggi anche sulle donne della Resistenza italiana e sulla letteratura dialettale italiana, sviluppa un forte spirito identitario:
Portare il costume ha un senso molto forte ad Arles e nella Piccola Camargue […] Non ti sentirai mai fuori luogo (se ti fermeranno sarà per complimentarsi e ringraziarti di far vivere la tradizione3.
Allo stesso modo, la poesia non ha nulla di intellettualistico per l’autrice: è una compagna che amplifica le gioie e aiuta a sopportare il dolore.
credo che i poeti non scrivano per la letteratura, ma per dire ciò che sentono. Delavouët diceva che il poeta è colui che deve “rendere in parole l’aria per non essere soffocato”4.
Citiamo alcuni versi occitani dalla poesia Lou fiéu tèune de la joio / Le fil fragile de la joie (2023):
Lou pouèmo siegue
pèr tu, souleto,
pèr lou plenun di paraulo deliéuro.
Lou pouèmo siegue
pèiro escricho,
la que dis, de l’amo
li raro, li draio, lou vaste.
Traduzione di Peyre Anghilante
La poesia sia
per te, soltanto,
con la pienezza di parole libere.
La poesia sia
pietra scritta,
che dell’anima dice
i limiti, i sentieri, il vasto5.
E alcuni versi occitani di Lengo (Lingua), tratti dalla raccolta Li Piado dóo matin [Les Traces du matin] (2018):
Siés aqui
darrié li rousèu
dins la fango dis estang,
e lou gèu dóu mistrau sus la plano.
E de mot sènso memòri an greia
mounte arribè
un qu’avié leissa darrié éu
uno autro terro
pèr tanca si pèd dins la sablo.
Traduzione di Peyre Anghilante
Sei lì
dietro i canneti
nel fango degli stagni,
e il gelo del mistral sulla pianura.
E parole senza memoria sono sbocciate
dove giunse
un uomo che aveva lasciato dietro di sé
un’altra terra
per affondare i piedi nella sabbia6.
Il respiro internazionale del festival è evidente dalla ricchezza di lingue rappresentata dai vari premiati: Kristian Braz (Premio speciale) per la lingua bretone dalla Francia, Soulama Maténé Martine (Premio Internazionale) per la lingua cerma dal Burkina Faso, Francesca Sammartino (Premio minoranze linguistiche storiche in Italia) per la lingua croata, Berta Dávila (Premio giovani) per la lingua galiziana dalla Spagna, Maria Olga Sohantenaina (Premio musica) per la lingua malgasy dal Madagascar, Mano Khalil (Premio cinema) per la lingua curda dalla Siria. Quest’ultimo ha evidenziato come nel Kurdistan sia stata attuata una politica repressiva nei confronti delle lingue locali: come documenta intrecciando i fili dell’ironia e della delicatezza nel film Neighbours (2021), il curdo era vietato nelle scuole. Ad aggirare il divieto intervennero le tradizioni orali, i canti e l’impegno a conservare la vitalità della lingua come forma di resistenza.
Anche la biodiversità musicale è stata richiamata e, attraverso le canzoni e i racconti di Maria Olga Sohantenaina, si fa strumento di promozione e di condivisione di ideali e valori:
La nostra tradizione è una miscela unica di influenze asiatiche e africane, con strumenti straordinari come il valiha (strumento a corde di origine asiatica), il kabosy (strumento a corde di origine africana) e il marovany (xilofono a lamelle metalliche di origine africana). L’incontro di queste culture ha creato una straordinaria varietà di ritmi e di danze, che vanno da melodie dolci e malinconiche degli altopiani ai ritmi sincopati e vivaci delle zone costiere7.
Ideato da Chambra d’Oc e promosso e sostenuto da Regione Piemonte, Comune di Ostana, Fondazione CRC, Fondazione CRT, ATL Cuneo, Babel Film Festival, CIRDOC, Pen Club Occitan, Cooperativa Viso a Viso, il Premio Ostana, con l’edizione 2025, festeggia il sostegno del Decennio internazionale per le Lingue Indigene dell’UNESCO e si avvale del patrocinio di organizzazioni europee come ELEN (European Langauage Equality Network) e NPLD e dell’UNCEM.

Alla fine della cerimonia di premiazione, la direttrice artistica, Ines Cavalcanti, ha svelato il motto intorno al quale verrà costruita la prossima edizione del festival: “è sul margine del campo che c’è la libertà”. Si tratta di parole che vogliono provocare un dibattito: siamo tutti omologati o c’è ancora chi la pensa diversamente?
- Flavio Giacchero, Sensa raïtz pas de flors, in AA.VV., Premio Ostana 2025. Scritture in lingua madre, Paesana (Cuneo), Chambra d’oc, 2025, pp. 10-12, qui p. 10. ↩︎
- Éamon Ó Ciosáin Traduzione, passione e collaborazione per un lavoro di qualità fra le due rive del Mare Celtico, in AA. VV. Premio Ostana, cit., pp. 149-161, qui pp. 156-157. ↩︎
- Estelle Ceccarini, Dal paesaggio dell’infanzia al soffio della poesia, in AA. VV., Premio Ostana, cit., pp. 99-118, qui p. 101-10.2 ↩︎
- Ibid., p. 104. ↩︎
- Ibid., pp. 109-110. ↩︎
- Ibid., pp. 107-108. ↩︎
- Marie Olga Sohantenaina, Come un rito di possessione: musica e parole in lingua madre nella tutela della biodiversità per promuovere il cambiamento, in AA. VV. Premio Ostana, cit., pp. 165-188, qui p. 174-175. ↩︎
