Milies nella voce degli alberi. Intervista a Luigia Zucchetto Daberkow.

Luigia Daberkow è nata a Segusino e dopo la laurea in Lingue e Letterature straniere ha insegnato in Italia e in Germania, dove vive vicino a Monaco di Baviera. Il suo affetto e la sua presenza a Milies sono comunque costanti: con l’associazione culturale “Borgo Milies”, di cui è presidente, ha aperto tre sentieri e organizza eventi per la promozione del territorio, come la Festa di San Nicolò, che dà il via, a dicembre, all’apertura dell’Anello dei presepi.

Partiamo dal romanzo Al Fagheron (Würzburg, GmbH, 2020). Nella presentazione, Luigia scrive «Ho trascorso la mia infanzia tra il Poset e Riva Grassa, le culle del paese».

Perché la voce narrante si identifica nel vecchio faggio Al Fagheron e poi nel figlio?

Il vecchio faggio ha vissuto a lungo ed ha avuto modo di assistere ed interagire nella storia del borgo. Lui muore di vecchiaia verso gli anni ’20 del secolo scorso. Al Fagheron racconta la storia al figlio Scure affinché la possa trasmettere ai posteri e proseguire nella narrazione. Difatti, dopo la morte del padre, è proprio Scure a continuare il racconto.

È davvero esistito nel borgo un faggio centenario chiamato Al Fagheron oppure è un personaggio di fantasia?

Il Fagheron è veramente esistito, deve aver vissuto circa per 400 anni, la sua chioma era più grande della chiesetta di Santa Maria Ausiliatrice, che si trova a Milies. Il luogo dove fino a circa cento anni fa si trovava il grande faggio viene denominato ancor oggi Al Fagheron. A partire dalla prima domenica di dicembre e fino alla prima domenica di febbraio qui viene allestito un grande presepe artigianale.

Il libro è anche un poema alla solidarietà e al rispetto dell’ambiente: «Un albero non fa il bosco […] Gli alberi in gruppo riescono ad ammortizzare meglio le calure, il vento, il freddo, ad approvvigionare più acque e a generare un clima umido. Lo stesso processo ed evoluzione si riscontrano in una società». In tal senso, possiamo considerare urgente il suo messaggio nel contesto attuale?

Oggigiorno assistiamo alla mancanza del rispetto dei valori umani, perciò sono coloro che amano la natura a doverli comunicare al prossimo attraverso il grande esempio di madre natura.

Il lessico del romanzo è intercalato di termini dialettali, come musalegn, cason, meda de fen, larin… Ci puoi spiegare alcuni di questi vocaboli alla luce delle tradizioni del luogo?

La musalegn è la slitta da traino costruita con travicelli di legno e veniva usata per il trasporto di legna, fieno e strame. Essa era trainata dall’asino al mus: “slitta di legno tirata dalla musa”. Cason è una piccola costruzione, dove vivevano le persone durante la fienagione estiva. Era una casa poco curata. Dispregiativo di casa. Meda de fen, mucchio di fieno: in estate il fieno veniva accatastato in grandi mucchi attorno ad un palo, così era maggiormente protetto dalle intemperie. Nel tardo autunno i contadini lo portavano al fienile con la musalegn. Larin è il focolare aperto da tutti i lati, dove la famiglia si sedeva la sera per raccontare e scaldarsi. Questo nome è di derivazione romana, infatti la divinità che tutelava la famiglia era Lare dal latino lar-laris.

Dal punto di vista stilistico, questi termini dialettali, così come i toponimi, creano un’atmosfera particolare. È il caso del toponimo Bosch da Scure (p. 17): si tratta di un luogo ancora oggi chiamato così? Se sì, dove si trova?

Il Bosch da Scure si trovava e si trova dall’altra parte della strada del Fagheron e si estende per diversi ettari. Il luogo è posto in pendenza e all’ombra (praticamente a circa un chilometro, dopo il centro di Milies, dove termina l’asfalto, si trovano Al Fagheron e Al Bosch da Scure).

È interessante il fatto che tu riesca a rivitalizzare questo toponimo derivandone il nome di un personaggio: il giovane faggio Scure. A tuo parere, la letteratura e l’arte in genere possono attingere al patrimonio dei toponimi e del folclore per reinterpretarli donando loro una nuova vita?

Certo, perché questi toponimi rappresentano la continuazione della storia nel futuro, così la vita generazionale va avanti senza interruzione.

Dalle pagine del tuo libro si leva anche un’indicazione di benessere: «Gli alberi sono ambasciatori di fragranza, che trasmette un immenso sentimento di benessere e di fitoncidi che influiscono positivamente sul sistema immunitario dell’uomo» (p. 21). Qui sta tutta la portata scientifica e terapeutica del nuovo interesse per un’attività che viene dal Giappone: il “Shinrin-yoku” o “Forest Bathing”. Pensi che si stia diffondendo anche nel Triveneto e in Germania questa pratica?

La filosofia del Shinrin-yoku è conosciuta in Germania come nei paesi nordici da oltre una decina di anni. Nel Triveneto sta sempre più prendendo piede. A Milies negli ultimi anni sono venute a vivere persone che amano il contatto con la natura. Sono persone giovani, famiglie con bambini ed anche persone sui 50 anni. Coltivano l’orto come una volta, seminano le patate nel fieno, raccolgono foglie e fiori per tisane, che servono anche come medicinali. Una signora sulla cinquantina lavora ancora, ma ogni pomeriggio si reca nel suo casonet per vivere veramente, ringrazia spesso l’ex proprietario per averle venduto questo podere. Con il cambiamento delle condizioni climatiche ed il continuo stress assisteremo ad un vero boom della pratica Shinrin-yoku, Waldboden in tedesco (Wald= bosco, Boden = suolo).

La narrazione “a staffetta” dei due faggi centenari, Al Fagheron e Scure, affonda nel passato geologico — il mare al posto delle Dolomiti, con il conseguente lascito delle ammoniti — e nell’arrivo di popoli che hanno contribuito a caratterizzare l’area veneta. Seguendo la citazione da Cicerone che hai inserito in calce al libro, pensi che la Storia riesca a indicarci una via per l’avvenire?

Fino a dodicimila anni fa anche la zona di Milies era ricoperta da una spessa coltre di ghiaccio. L’ultima era glaciale, la wurmiana, stava per finire. Ho scritto questo capitolo dopo esser stata in Groenlandia ed aver osservato da vicino a Ilulissat i giganti di ghiaccio ed i loro movimenti. Vale a dire che ho voluto ritornare ai primordi di Milies per capire come anticamente era l’ambiente lì. Ciò è la dimostrazione più plausibile che la storia (Groenlandia) ci indica la via per il futuro (Milies).

Nonostante le distanze, continui a tenere vivo il legame con la terra d’origine: quali sono i prossimi eventi che vi prefiggete e che cosa auspichi per i borghi come Milies per il futuro?

Più invecchio e più la terra natale mi richiama a sé. Attraverso l’associazione cercherò sempre di dimostrare ai suoi abitanti quale gioiello sia la conca miliesota, dove ancora vige una natura incontaminata. Quale privilegio in primavera udire di buon mattino l’allocco cantare il buon mattino al cuculo, che gli risponde con la buonanotte! Mi auguro che Milies riesca sempre più a conquistare un pubblico fedele al rispetto e all’ ammirazione delle piccole cose come il volteggiare di una farfalla.

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